Sciando per la vita con Deborah Compagnoni a sostegno della Fondazione Matilde Lorenzi
Da anni impegnata a sostegno di progetti sociali con la propria associazione Sciare per la vita, dedicata alla lotta contro la leucemia, ora l’ex campionessa valtellinese scende in campo anche con la Fondazione Matilde Lorenzi per la sicurezza nello sci professionistico
Nel suo palmarès, tre ori e un argento olimpico, tre ori mondiali, una Coppa del mondo di slalom gigante e quarantaquattro podi, ma anche alcuni gravi infortuni, come quelli del 1988 e del 1992: lei è Deborah Compagnoni, senza dubbio una delle più grandi sciatrici italiane di tutti i tempi.
Ultima tedofora, assieme ad Alberto Tomba, ai recenti Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026, Deborah è recentemente scesa in campo accanto alla Fondazione Matilde Lorenzi ETS a sostegno del progetto Matildina4Safety per la sicurezza nello sci.
Quanto è importante oggi la sicurezza sulle piste da sci?
“Considero la sicurezza sulle piste da sci un aspetto fondamentale, oggi più che mai”, spiega Deborah Compagnoni. Una convinzione nata anche dalla propria esperienza personale, segnata da importanti infortuni durante la carriera agonistica.
“Nel corso degli anni la protezione personale degli atleti è migliorata tantissimo rispetto a quando sciavo io: materiali, caschi, paraschiena e sistemi di sicurezza sono molto più evoluti e attenti alla tutela degli sportivi, anche grazie a società come Dainese che, per prima, si è dedicata alla ricerca e alla realizzazione di protezioni specifiche per gli sciatori”.
Per l’ex campionessa italiana, tuttavia, il lavoro sulla sicurezza non può fermarsi all’evoluzione dell’attrezzatura individuale.
“Per le protezioni sulle piste dedicate agli allenamenti, però, credo ci sia ancora molto lavoro da fare”, sottolinea, riportando l’attenzione su uno degli aspetti più delicati dello sci professionistico contemporaneo.
Da cosa dipende la sicurezza nello sci professionistico?
“La sicurezza dipende principalmente da diversi fattori che devono convivere insieme: la preparazione degli atleti, la qualità delle piste, le condizioni della neve, i materiali utilizzati e l’organizzazione generale delle gare e degli allenamenti”, racconta Deborah.
Secondo l’ex sciatrice azzurra, negli ultimi decenni il mondo dello sci ha subito una trasformazione progressiva che ha inevitabilmente modificato anche il livello di rischio.
“Negli anni la velocità sulle piste è aumentata gradualmente e questo ha inevitabilmente alzato anche il livello di rischio”.
Un cambiamento che riguarda non soltanto la preparazione tecnica degli atleti, ma anche il contesto climatico e strutturale in cui si gareggia oggi.
Quali sono le differenze rispetto a venti o trent’anni fa?
“Rispetto a venti o trent’anni fa, infatti, sono cambiate molte cose”, osserva Deborah. “Oggi nevica meno e si è costretti a ricorrere sempre più spesso alla neve artificiale, che offre un manto nevoso più duro e ghiacciato”.
Per la campionessa valtellinese il cambiamento riguarda anche i materiali tecnici e il comportamento degli sci moderni, infatti, come spiega, “anche gli sci sono cambiati: il raggio di curva è diventato più ampio e lo sci tende ad andare più diritto, quindi serve più forza per governarlo”.
Elementi, questi, che incidono direttamente sulla gestione della velocità e sugli errori in pista. “Quando un atleta commette un errore, recuperare diventa a volte molto difficile e reagire alla caduta può portare anche a infortuni gravi”.
Cosa si dovrebbe fare per migliorare la sicurezza nello sci?
“Credo che si debba continuare a investire soprattutto nella sicurezza delle piste, non solo in gara, ma anche durante gli allenamenti”, spiega Compagnoni.
Per l’ex sciatrice occorrono interventi concreti e continui, sia dal punto di vista tecnico che organizzativo.
“Servono protezioni più efficaci nei punti più pericolosi, maggiore attenzione nella preparazione dei tracciati e un confronto continuo tra atleti, tecnici e federazioni per trovare soluzioni che permettano di mantenere alto lo spettacolo senza mettere troppo a rischio la salute degli sciatori”.
Un equilibrio complesso, ma sempre più necessario in uno sport che, negli anni, è diventato più veloce, più tecnico e più estremo.
Perché Deborah Compagnoni ha scelto di sostenere la Fondazione Matilde Lorenzi?
L’impegno di Deborah Compagnoni accanto alla Fondazione Matilde Lorenzi ETS si inserisce in un percorso che da anni la vede vicina a progetti sociali e iniziative legate alla salute e alla tutela delle persone.
Attraverso l’associazione Sciare per la vita, dedicata alla lotta contro la leucemia, la campionessa valtellinese sostiene, infatti, attività di sensibilizzazione e raccolta fondi in ambito sanitario e sociale.
Oggi il sostegno al progetto Matildina4Safety rappresenta un ulteriore passo in questa direzione: contribuire alla diffusione di una maggiore cultura della sicurezza nello sci professionistico, nella preparazione atletica e negli allenamenti, affinché la tutela degli atleti e delle atlete diventi sempre più centrale nel presente e nel futuro degli sport invernali.
La Fondazione Matilde Lorenzi
La Fondazione Matilde Lorenzi ETS nasce proprio con l’obiettivo di promuovere formazione, prevenzione, ricerca e sensibilizzazione sul tema della sicurezza nello sci, coinvolgendo atleti, tecnici, federazioni, famiglie e istituzioni.
Attraverso il progetto Matildina4Safety, la Fondazione lavora per diffondere maggiore consapevolezza sui rischi legati allo sci agonistico e sostenere iniziative concrete dedicate alla protezione degli sportivi e delle sportive, soprattutto delle nuove generazioni.
5x1000
È possibile sostenere il progetto con una donazione destinando il 5×1000 alla Fondazione Matilde Lorenzi ETS: un gesto che contribuisce concretamente allo sviluppo delle attività di formazione, prevenzione e ricerca.
Shop solidale
Un altro strumento è lo shop solidale, disponibile sul sito ufficiale della Fondazione, attraverso il quale è possibile sostenere il progetto Matildina4Safety acquistando prodotti legati alla Fondazione e alla sua missione.
