Miki Biasion: la sicurezza è una responsabilità che riguarda tutti gli sport

Dal motorsport allo sci, la sicurezza resta una sfida comune. Miki Biasion, protagonista – organizzatore del Racing Meeting 2026 e sostenitore della Fondazione Matilde Lorenzi ETS, riflette sull’evoluzione delle protezioni, sulla gestione del rischio e sul valore della prevenzione nello sport.

Due volte Campione del Mondo Rally, leggenda del motorsport italiano e figura di riferimento per intere generazioni di appassionati, Miki Biasion ha scelto di sostenere la Fondazione Matilde Lorenzi ETS promuovendo e organizzando il Racing Meeting 2026 di Vicenza, manifestazione che ha richiamato oltre 12.000 visitatori e che, per la prima volta, ha ospitato anche la Fondazione con uno spazio dedicato alla sensibilizzazione sulla sicurezza nello sport.

La collaborazione tra Miki Biasion e la Fondazione nasce dalla convinzione che la sicurezza non sia una questione che riguarda una singola disciplina, ma un valore trasversale che accomuna tutti gli sport caratterizzati da velocità, prestazioni e rischio. Durante il Racing Meeting 2026, Biasion ha patrocinato la presenza della Fondazione e la raccolta fondi a favore del progetto Matildina4Safety, contribuendo a diffondere il messaggio di una cultura della prevenzione e della tutela degli atleti e delle atlete.

In questa intervista, il campione vicentino riflette sulle analogie tra motorsport e sci agonistico, sull’evoluzione dei dispositivi di protezione, sul ruolo della tecnologia e sull’importanza di continuare a investire nella sicurezza, dentro e fuori dalle competizioni.

Miki, nel rally la sicurezza è cambiata radicalmente negli ultimi decenni: guardando oggi allo sci agonistico, ritrovi alcune dinamiche simili a quelle vissute dal motorsport?

Logicamente c’è stata una grandissima evoluzione per quanto riguarda la sicurezza in tutte le discipline sportive dove esiste una notevole componente di rischio. Ritengo però che nello sci la sicurezza non sia andata di pari passo con l’evoluzione dei materiali, che richiedono una forza e una resistenza fisica che il corpo umano, per quanto allenato, non riesce a ottenere.

Nei rally si parla molto di lettura della strada, condizioni del fondo, vie di fuga, barriere e gestione del rischio: quanto conta la preparazione del tracciato anche nello sci professionistico?

Molto spesso gli sciatori sono ottimi guidatori e interpretano bene le traiettorie e il fondo. Lo studio del percorso e del tracciato è fondamentale.

Oggi auto da rally, abitacoli, caschi e dispositivi di protezione sono molto più evoluti rispetto agli anni Ottanta e Novanta: secondo te, nello sci moderno la tecnologia può ancora fare un salto importante sul fronte della sicurezza?

I materiali di oggi permettono prestazioni incredibili e per questo sarà necessario, e obbligatorio, adeguare ed evolvere i dispositivi di protezione.

Nel motorsport esiste sempre un equilibrio delicato tra spettacolo, velocità e rischio: è una riflessione che riguarda sempre di più anche lo sci agonistico contemporaneo?

Purtroppo lo sport, per volere degli sponsor e dei media, è sempre più spettacolarizzato e spesso il business ha il sopravvento.

Tu ha scelto di sostenere la Fondazione Matilde Lorenzi ETS invitandola ufficialmente al Racing Meeting 2026 e promuovendo una raccolta fondi a favore della Fondazione: cosa ti ha spinta a legare un grande appuntamento del motorsport al tema della sicurezza nello sci e al progetto Matildina4Safety?

Nella mia carriera ho ottenuto importanti risultati agonistici e, purtroppo, ho perso colleghi e compagni di squadra. Ritengo per questo che nei vari eventi e nelle manifestazioni si debbano sensibilizzare gli atleti e gli appassionati sul tema della sicurezza.

Che messaggio ti senti di lasciare ai giovani atleti e alle giovani atlete che praticano sport ad alta velocità e ad alto livello di competizione?

Il talento è indispensabile, ma i risultati sono la conseguenza del lavoro fatto precedentemente alle competizioni.

Nei rally moderni si lavora moltissimo sulla prevenzione passiva: cellule di sicurezza, assorbimento degli impatti, protezioni laterali. Nello sci professionistico vedi ancora margini importanti di miglioramento nella protezione delle piste e delle aree di uscita?

Le tecniche e le soluzioni per rendere i tracciati più sicuri ci sono, ma devono essere sempre applicate con la massima responsabilità, sia in gara sia durante le sessioni di allenamento.

Dalle risposte di Miki Biasion emerge un concetto chiaro: le soluzioni per rendere gli sport più sicuri esistono e continuano a evolversi, ma la loro efficacia dipende dalla volontà di applicarle con responsabilità, in gara come in allenamento. Per questo la sicurezza non può essere considerata un tema secondario o acquisito. Al contrario, richiede ricerca, attenzione e un impegno costante da parte di tutto il sistema sportivo. Un percorso che la Fondazione Matilde Lorenzi ETS porta avanti ogni giorno attraverso il progetto Matildina4Safety, con l’obiettivo di trasformare consapevolezza e innovazione in strumenti concreti di prevenzione.

Torna in alto